UNO STRANO RAGAZZO
Quel giorno Milena era furiosa e sapeva che qualsiasi cosa le avrebbe fatto perdere la pazienza: non solo quella mattina era arrivata tardi a scuola e aveva dovuto sorbirsi una ramanzina da quella di matematica che "non ammetteva ritardi", ma aveva avuto anche un bel cinque al compito di latino, cosa che non si sarebbe mai aspettata visto che al precedente aveva preso sette. A farle perdere quel poco di pazienza che ancora aveva ci aveva pensato quell’idiota di Alessio, che l’aveva presa in giro per tutto il resto della giornata, perché "da lei non si sarebbe mai aspettato un voto del genere".
"Brutto idiota senza cervello! E lui chi crede di essere?" stava blaterando fra sé e sé pregando che quella giornata migliorasse e non peggiorasse, come invece temeva.
Così, persa nei suoi pensieri, le venne un colpo quando sentì una mano posarsi sulla sua spalla. Si voltò e si trovò faccia a faccia con un ragazzo più o meno della sua età, dai lunghi capelli neri, mai visto prima.
"Devi venire con me!" disse senza troppi complimenti.
Milena era talmente nervosa che non ebbe neanche paura che lui potesse avere brutte intenzioni, ma aveva solo voglia di liberarsi di quello scocciatore.
"E tu che diavolo vuoi?"
"Ho detto che devi venire con me! Ho bisogno del tuo aiuto!" disse prendendola per il polso.
"Ehi, ma chi diavolo credi di essere!" gli urlò contro dandogli uno schiaffo sulla mano.
"Ma come ti permetti! Tu non puoi trattarmi così!"
"Ah si? E perché?" I suoi occhi brillavano dalla rabbia: ma chi diavolo era quel ragazzo e cosa diavolo voleva da lei?
"Io sono…"
Fu allora che si accorsero che i passanti li stavano fissando curiosi.
"Al diavolo!" fece allora lui e, prendendole la mano, la trascinò lontano da lì.
"Ehi tu!! Mi vuoi lasciare? Ma chi diavolo sei? Ehi, mi ascolti?" gli urlò dietro, ma lui non l’ascoltò. Fu allora che per la prima volta ebbe paura di quel ragazzo così strano, soprattutto perché si accorse che si stavano dirigendo verso la periferia della città.
Dopo dieci minuti di corsa finalmente si fermarono: "Ecco, qui credo che nessuno ci disturberà".
"Insomma… si può sapere che cavolo vuoi da me?" urlò allora Milena prendendolo per il colletto della maglia e scuotendolo con quella poca forza che le restava dopo quell’assurda corsa.
"Calmati" fece lui con tutta calma e Milena potè così costatare che sul suo volto non vi erano gocce di sudore. "Forse non sono stato molto gentile, ma è una cosa veramente importante per me" disse, e i suoi occhi assunsero un’espressione talmente malinconica, che Milena non potè fare a meno di credergli.
"Ma… cosa vuoi da me?" chiese lei calmandosi e lasciandogli la maglia.
"Io mi chiamo Inuyasha…."
"Demone-cane?" chiese Milena esterrefatta.
Fin dalle medie era stata un’appassionata di manga e cartoni animati e con il tempo aveva iniziato a documentarsi sulla cultura del Paese del Sol Levante e aveva persino iniziato a studiare la lingua, complice la sua innata propensione per le lingue straniere. "Ma chi ha scelto un nome così strano?"
"Beh non è molto strano… mio padre era un demone…..".
Milena sgranò gli occhi e iniziò a ridere "Si, si, e io sono Rumiko Takahashi!" esclamò "Ma fammi il piacere!".
Pur amando molto la cultura giapponese, dove le credenze popolari su demoni e mostri erano considerate più che una fantasia, lei era sempre stata convinta che si trattasse solo di superstizioni.
"Guarda che ho detto la verità! Io provengo dalla Sengoku jidai…"
"Vorresti farmi credere che provieni dal passato e per di più che sei un demone? E aspetti che io ci creda? Mi hai preso per una stupida?" chiese Milena perdendo la pazienza "Senti, credevo che dovessi chiedermi una cosa seria e io ho deciso di seguirti, ma non sono certo qui per sentire stupidaggini!".
"Ascoltami bene!" esclamò allora lui alzando il tono della voce e guardandola dritto negli occhi: "Guarda che non ti sto raccontando frottole, ma è tutto vero! Io non conosco nessuna Rumiko Takahashi, o come diavolo si chiama, ma sono venuto qui per chiederti di darmi il frammento della shikon no tama e permettimi così di tornare nel mio mondo!"
"La cosa? E cosa sarebbe?"
"Questa" esclamò prontamente e dalla maglia uscì una collana con appeso un ciondolo rosa pallido, che all’epoca avrebbe dovuto essere una sferetta, ma a cui mancava ancora un frammento. Milena la fissò e inconsciamente avvicinò una mano per prenderla. La sfera brillò e lei si trovò avvolta da una luce calda e dolce.
Guardò il ragazzo di fronte a lei e sgranò gli occhi: i suoi capelli avevano assunto una tonalità argentea, mentre i suoi occhi si erano schiariti, fino a diventare di un giallo ambrato; sulla testa, troneggiavano due orecchie canine, che Milena trovò subito molto kawaii, a dispetto della situazione e dell’improvviso cambiamento. "Inuyasha…" bisbigliò.
Improvvisamente seppe. La sfera le aveva regalato i suoi ricordi, la sua storia… vide gente con kimono e katana appesa al cinto, demoni di tutte le dimensione, conobbe Kagome, Kikyo, Shippo e tutti gli altri.
"Ma come è possibile?" chiese fissando il mezzo demone incredula.
"La sfera ha voluto che tu mi credessi… ed è per questo motivo che tu puoi vedermi per quello che sono veramente. Un mezzo demone"
"Come sarebbe a dire che la sfera ha voluto che ti credessi? Una sfera che ha vita?" chiese ancora incredula per quello che le stava accadendo.
Inuyasha le sorrise per la prima volta e lei notò che era davvero un ragazzo molto carino "Non chiedermelo, è così e basta. E poi tu sai. Non hai bisogno di farmi queste domande." Rispose e Milena costatò che aveva ragione. Le sembrava di conoscere quel ragazzo da sempre, di provare la sua stessa malinconia per la morte di Kikyo e per il suo ritorno, così diversa ormai dalla ragazza che aveva amato cinquant’anni prima…. Le sembrava di sentire il dolore di Sango per la morte della sua gente, l’amore di Kagome per quel ragazzo così strano…. Eppure qualcosa mancava, un ricordo importante…
"Ma Inuyasha… come… come hai fatto ad arrivare qui?"
Erano mesi che aspettava quel momento. Sapeva che da quella battaglia dipendeva non solo il suo futuro, ma quello di tutti gli esseri umani.
L’ultimo frammento era nelle sue mani, nelle mani di quel mostro che aveva portato lui e Kikyo ad odiarsi per cinquanta lunghi anni, che aveva rovinato le vite di tutti loro.
Naraku sogghignava divertito, mentre giocherellava con l’unico frammento ancora in suo possesso; Inuyasha, Kagome, Sango e Miroku erano schierati dalla parte opposta, pronti a tutto pur di vincere.
La battaglia ebbe inizio: Inuyasha si fiondò contro il demone, brandendo Tessaiga, ma il colpo andò a vuoto.
"Dove guardi, sono qui!" lo beffeggiò il demone spostandosi dalla parte opposta.
"Maledetto!" esclamò l’hanyou e mirando alla testa di Naraku partì all’attacco, ma ancora una volta il mostro evitò il fendente.
I due continuarono così per un po’, mentre gli altri, che pur volevano aiutare il mezzo demone, si videro costretti a lottare contro altri demoni, dono di Naraku, non molto forti, ma abbastanza numerosi da far perdere loro del tempo.
Inuyasha balzò da un lato e questa volta riuscì a ferire il suo avversario.
"Maledetto!" sogghignò Naraku e lanciò il frammento che ancora teneva in mano, verso una semplice lepre che passava, ignara di quello che stava accadendo sulla sua testa. E di colpo il mite animale si trasformò in un demone di dimensioni colossali.
"Ora veditela con questo, stupido mezzo uomo! E vediamo se oserai ferirmi una seconda volta!" rise e svanì tra la boscaglia.
L’hanyou non si perse d’animo e si scagliò verso il demone-lepre, ma l’animale, ancora più veloce per la trasformazione subita, evitò con un balzo l’attacco della katana e rispose con una zampata, talmente veloce che il mezzo demone fu scaraventato lontano.
"Inuyasha!" urlò allora Kagome cercando di raggiungere il ragazzo, ma un ulteriore colpo di zampa del mostro la scaraventò su Miroku e Sango.
"Kagome!" esclamò il mezzo demone cercando di raggiungerli, ma un colpo veloce del demone lo scaraventò dalla parte opposta.
Il mezzo demone non si diede per vinto e continuò a combattere, ma il demone non si fece sopraffare e in poco tempo Inuyasha si ritrovò per terra stremato.
"Ma… maledizione!" stava per rialzarsi impugnando Tessaiga quando si accorse di quello che stava accadendo.
"Inuyasha!" l’urlo di Kagome gli fece comprendere la verità. Si guardò le mani e notò di avere normali unghie al posto degli artigli; sempre più pallido si toccò i capelli: erano neri, neri come la pece!
"Maledizione!" alzò gli occhi al cielo e si accorse che era ormai il tramonto; quella battaglia era durata più di quanto avesse immaginato.
"AHHHHHHH!" il demone si era lanciato nuovamente all’attacco.
"Sono perduto!" esclamò il demone ormai stremato; istintivamente aveva chiuso gli occhi, quand’ecco che sentì un vento fortissimo sollevarlo da terra.
"Ma cosa…?"
"NO!! MIROKU FERMATI!!" urlò Kagome quando vide il bonzo togliere il rosario dalla mano.
"NON ABBIAMO ALTRA SCELTA! PERDONAMI, INUYASHA!!!" esclamò indirizzando contro Inuyasha e il demone il suo kazana, dono e maledizione ricevuta dallo stesso Naraku.
Kagome si avventò su di lui per fermarlo: "Miroku, ti prego… Ferma tutto questo!" implorò lei, ma il ragazzo scosse la testa.
"Non posso! E’ l’unico modo per sbarazzarci di quel demone!"
“Ma perché?” Kagome aveva le lacrime agli occhi.
“Non capisci? Ci sono troppi demoni qui, e prima che riesca a raggiungerlo, sarei fatto a pezzi da tutti questi demoni!”
Il vento si fece sempre più forte, mentre Sango e Kagome non poterono fare altro che osservare la scena ammutolite.
"INUYASHAAAAAAAAAAAAAAA!" urlò Kagome, comprendendo che non c’era più nulla da fare.
La voce della ragazza fu l’ultima cosa che il mezzo demone riuscì a sentire, prima di perdere completamente i sensi e lasciarsi inghiottire dal nulla.
"E poi?" chiese Milena senza fiato.
"Non lo so. Mi sono svegliato in aperta campagna, ma del mostro e del frammento non c’era alcuna traccia, però… strano, ma vero, mi sono ritrovato a stringere tra le mani la shikon no tama."
"Ma... non l’aveva Kagome?"
"Si, ed è questo la cosa che più mi ha stupito, neanche il ritrovarmi in questo mondo così simile a quello di Kagome… non lo so… All’inizio mi sentivo un po’ fuori luogo e avevo paura che i miei abiti o il colore dei miei capelli attirassero l’attenzione. Ma poi ho notato che nessuno mi degnava di uno sguardo; all’inizio mi è sembrato strano, finché non ho capito che loro mi vedevano come uno di loro… un essere umano… forse grazie al potere della shikon no tama… non lo so... quella sfera è sempre stata un mistero per me! L’unica cosa che so è che devo ritrovare il frammento mancante e solo allora potrò esprimere il desiderio di ritornare a casa."
"Ma come fai ad essere certo che ce l’abbia io?" chiese.
Erano seduti al tavolino di un bar e chi li avesse visti, avrebbe potuto benissimo scambiarli per una delle tante coppiette che affollavano i locali a quell’ora.
"Perché ti ho osservata per un po’ di tempo... Ti ho incontrata qualche giorno fa, per caso, e mi sono accorto subito che ha sfera aveva iniziato a brillare, come attratta da qualcosa; così ho iniziato a seguirti e, ogni volta che eri nei paraggi, la sfera brillava…”
"COSA!!! " Milena balzò in piedi "E’ da tempo che mi segui? E si può sapere perché sei saltato fuori dicendo che non c’era tempo da perdere e mi hai trascinato per mezza città!"
"Perché non ne ero certo… avevo paura di sbagliare e soprattutto di non essere creduto, come d’altro canto è successo… e pensare che se avessi saputo che la sfera mi avrebbe dato una mano, l’avrei fatto prima! Senza contare che non riuscivo a beccarti da sola, ma eri sempre in compagnia di qualche tuo amico! E poi…"
"E poi?"
Inuyasha prese la sfera tra le mani "L’ho notato l’altro giorno… la sfera sta perdendo lentamente il suo colore… probabilmente questo è dovuto al fatto che non si trova nel suo mondo… certo è che tra breve la sfera perderà tutti i suoi poteri e io resterò bloccato qui per sempre!"
Milena lo guardava in silenzio: possibile che tutto quello che le stava capitando fosse reale? Che era seduta in un bar con un demone venuto dal passato? E che senza esserci mai stata lei grazie a quella sferetta sapeva che Inuyasha non le aveva mentito, ma le aveva raccontato la verità? Ma come era possibile tutto questo? L’unico modo per trovare una risposta alle sue domande era aiutare quel ragazzo nella ricerca del frammento mancante.