Una stella... senza amici!
Capitolo Unico

In una bella mattina soleggiata, quando i primi raggi del sole formano la rugiada sulle foglie, in lontananza, vi era un bimbo che se ne andava tutto solo: era povero, malridotto e come abito non aveva altro che un sacco a pelo tagliato malamente e infilato.
Dalla parte opposta, vi erano invece ville appartenenti a ricchi signori: una di queste, aveva mattonelle rosse e gialle, finestre le cui persiane erano verde smeraldo e tendine rosa e azzurre.
Il poverello si diresse verso questa e, quando bussò, andò ad aprirgli una fanciulla molto elegante che, appena lo vide, lo fece accomodare.
Dopo un'oretta la porta si aprì e ne uscì il medesimo bambino che tutto allegro, andò a giocare con i suoi coetanei. Non indossava più il suo abito cencioso, bensì un completino adatto a un bambino della sua età e una sciarpetta che lo riparava dal freddo pungente. Intanto in quella casa entrò un uomo anziano che zoppicava e dopo poco uscì completamente guarito.
Come mai? Quella graziosa fanciulla, era forse una fata? Esatto, proprio così: quella bella fanciulla, altri non era che una fata, buona, dolce, sempre pronta ad aiutare tutti senza desiderare nulla in cambio: le bastava soltanto il sorriso di coloro che aiutava. Aiutava tutti: buoni, cattivi, bambini, anziani, belli, brutti e in qualunque settore: in amore, salute, scuola, insomma era definita "La fata dell'umanità".
Una persona bella gentile, altruista e ricca, dirà la gente, non avrà problemi di alcun genere. Invece non era così: anche lei, a volte era triste e malinconica.
Un giorno entrò in casa sua una bimba che, vedendo la porta aperta, entrò senza bussare. Andò in giro per le varie stanze, cercando la sua amica fata: quando arrivò nella sala da pranzo -con una tavola addobbata con ricchi candelieri, un camino il cui fuoco esprimeva allegria, mobili riccamente ornati di souvenir vari- vide che il bel spettacolo che la stanza mostrava, non era in sintonia con lo stato d'animo della fata. Infatti, seduta su una sedia un po’ vecchia, che guastava l'armonia della stanza, non vi era una donna il cui volto esprimeva allegria, ma una persona triste, con il capo chino sul tavolo, che piangeva disperatamente:
-Buon giorno- disse la bambina con un filo di voce.
Allora la fata alzò il capo e guardò con tenerezza la piccolina e, con voce che voleva sembrare allegra le disse:
-Ciao Giada, cosa ci fai quì?
-Perchè stavi piangendo?- le chiese ignorando la sua domanda. -oh non è niente, non preoccuparti, è solo che ogni tanto fà bene sfogarsi piangendo. Ma su dimmi, che c'è che non va? Raccontami tutto!
La piccola non si lasciò influenzare dall'euforia dell'ultima
Esclamazione e rimase un po' pensierosa: lei oramai era l'un amica di famiglia" e le sarebbe piaciuto sapere cosa preoccupava quella fanciulla che considerava oramai una sorella, essendo lei un'orfana. Decise quindi di restare lì e di scoprire la verità.
Parlò molto allegramente con la fata, ma nella sua mente frullavano mille e più pensieri e piani per scoprire la verità. Dopo un'oretta la piccola disse:
-Bene, ora devo proprio andare. Arrivederci!
-Perchè non resti a cena con me? -mi spiace ma non posso!
-Peccato, mi avrebbe fatto piacere averti a cena. Pazienza. -mi spiace resterò la prossima volta. Arrivederci a presto! -Arrivederci! Vuoi che ti accompagni fino alla porta? -No, non preoccuparti. Conosco la strada, a presto!- disse correndo verso il portone principale che aprì e, senza uscìre, poco dopo lo richiuse dietro di sè.
Rimasta sola in quell'immenso atrio, sentì dei passi e immediatamente si nascose dietro una pianta che si trovava lì vicino, per spiare le mosse della donna che, nel frattempo era sopraggiunta e si era avvicinata al portone, accarezzandolo.
Lo aprì e una folata di vento gelido entrò nella stanza. I lunghi capelli biondi della dama vennero mossi con delicatezza, come se il vento comprendesse che lei era un'amica, e fra questi si notavano bianche lacrime, piante dai suoi begli occhi azzurri, che le scendevano sul volto.
-Come mai starà piangendo?- si chiese Giada, incantata dalla bellezza e dalla grazia della fata che, come se le avesse letto nel pensiero, disse:
-Che cara ragazzina, come si preoccupa per me, ma lei non può sapere il perchè della mia tristezza. Come le vorrei raccontare che sono triste perchè ...
Non fece in tempo a finire la frase, che un ragazzino si era affacciato alla porta per parlare con la fata. Giada si stupì notando come, in pochi secondi, esternamente, si era trasformata in una donna allegra, pur sapendo che, nel cuore della sua amica, c'era tanta tristezza e pensò: -Caspita come riesce a nascondere bene i suoi sentimenti! Poche persone sono così brave a fingere, ma con me non attaccamento che c'è qualcosa che non va!
Nel frattempo il bambino se ne era andato e la piccola era nuovamente rimasta sola con la fata, che guardando in direzione della piccola amica dicendo:
-Esci fuori dal tuo nascondiglio, ti ho vista! -Ma come ... ?
-Sono una fata e ho letto i tuoi pensieri, prima e ho scoperto il tuo piano. Dai non ti sgriderò, anzi, poichè ti preoccupi tanto per me, ti racconterò cosa c'è che non va.
Giada, un po’ sorpresa, cercò di giustificarsi, ma non trovando le parole adatte, preferì tacere. Intanto, seguendo la fanciulla, era arrivata in una stanza in cui non si era mai recata: era una camera molto ampia, piena di specchi, tutt'intorno e al centro un tavolino e due sedie e vi si sedettero le due ragazze.
Dopo averle offerto dei cioccolatini, la fata iniziò il suo racconto:
-Vedi, per cominciare il mio nome è Stella. -Non lo sapevo!
-Beh, non c'è da stupirsi di ciò, vedi nessuno lo conosce. -Cosa vuoi dire?
-Quello che ho detto. Vedi io non ho amici: sin da quando ero piccola, le altre fate non volevano che giocassi con loro.
-Perchè?
-Perchè ero molto bassa, la più bassa di tutte. Avevo paura che mi deridessero, come alcune facevano, evitai le altre, isolandomi. Poi sono dovuta venire sulla Terra per un tirocinio prima di divenire una fata a tutti gli effetti e ho deciso di rendermi utili agli altri per farli felici, felicità che non ho mai provato.
-Che non hai voluto provare secondo me. Hai sbagliato tutto!- disse arrabbiatissima.
-Che intendi dire?
-Che secondo me è impossibile non avere amici. Un amico è una persona speciale: l'amicizia è una delle basi su cui regge la vita; è impossibile vivere senza amici: senza amici noi saremmo come un'isola deserta o una torta senza panna: a un amico non si raccontano i guai, ma anche le belle esperienze, i propri problemi, i propri sentimenti, le proprie paure, in poche parole tutto!
-Intendi dire che tu sei una mia amica? -Esatto proprio così.
Le lacrime che adesso bagnavano il viso di Stella non erano dì tristezza e malinconia, ma di gioia e di gratitudine verso quella ragazzina che le aveva fatto scoprire cos'è una vera amicizia e chi è un vero amico.

FINE