Viaggio nella terza dimensione
PremessaUno strano ragazzoInizia l'avventura!ComplicazioniStrane sensazioniPREMESSA
Viaggio nella terza dimensione fu da me scritto quando avevo sedici anni. Ricordo ancora il giorno in cui mi venne in mente l'idea di Inuyasha che finiva nel nostro mondo; da qui a creare tutto l'universo di questa storia, è bastato poco, soprattutto perché ho sempre dato la massima libertà ai miei personaggi di agire come essi desiderassero.
Il fatto che questa fanfiction abbia più di sei anni, però, non è un buon motivo per abbandonarla a se stessa o peggio non correggere gli errori di cui indubbiamente è disseminata.
Inizialmente avevo progettato di riscriverla; tuttavia poi, quando ho iniziato a rivederla, mi sono resa conto che è un'impresa disperata: il mio stile è radicalmente cambiato e ora come ora, soltanto il primo capitolo, riscritto, verrebbe grande quanto l'intera fanfiction nella prima stesura.
Indubbiamente un lavoro abnorme, ma che ho deciso di posticipare a quando avrò più tempo e più testa per farlO, senza contare che io, alla vecchia versione, sono molto affezionata, come anche ai personaggi che animano questa vicenda.
Per questo motivo, ho deciso di ripostarla qui, nella sua prima versione; certo, noterete che ci sono alcuni cambiamenti: ho corretto gli errori che ogni tanto continuo a trovare, le incongruenze che, per quanto ho cercato di evitare come la peste, ogni tanto ci sono ancora, e tutti quegli elementi troppo infantili, che ormai mi fanno accaponare la pelle.
Vi confesso che più volte ho avuto la tentazione bruciare il quaderno che contiene la storia e di cancellarla dal mio pc, ma in fondo io a questa ff ci tengo, e mi piacerebbe ancora condividerla con voi. Il fatto poi di postarla qui, dove coloro che di solito commentano sono attenti lettori che non si fermano solo al "bella", ma danno un guidizio molto preciso e attento, è anche una spinta in più a rivedere gli errori di forma e di contenuto, cosicché, quando verrà il giorno in cui la riscriverò, potrò fare appello anche ai preziosi consigli che i vari commentatori mi avranno dato nel corso della pubblicazione di questa versione.
Bene, spero di essere stata chiara ed esauriente: spero davvero che questa storia possa piacervi.
E adesso, bando alle ciance: si parte! ^_^
UNO STRANO RAGAZZO
Quel giorno Milena era furiosa e sapeva che qualsiasi cosa le avrebbe fatto perdere la pazienza: non solo quella mattina era arrivata tardi a scuola e aveva dovuto sorbirsi una ramanzina da quella di matematica che "non ammetteva ritardi", ma aveva avuto anche un bel cinque al compito di latino, cosa che non si sarebbe mai aspettata visto che al precedente aveva preso sette. A farle perdere quel poco di pazienza che ancora aveva ci aveva pensato quell’idiota di Alessio, che l’aveva presa in giro per tutto il resto della giornata, perché "da lei non si sarebbe mai aspettato un voto del genere".
"Brutto idiota senza cervello! E lui chi crede di essere?" stava blaterando fra sé e sé pregando che quella giornata migliorasse e non peggiorasse, come invece temeva.
Così, persa nei suoi pensieri, le venne un colpo quando sentì una mano posarsi sulla sua spalla. Si voltò e si trovò faccia a faccia con un ragazzo più o meno della sua età, dai lunghi capelli neri, mai visto prima.
"Devi venire con me!" disse senza troppi complimenti.
Milena era talmente nervosa che non ebbe neanche paura che lui potesse avere brutte intenzioni, ma aveva solo voglia di liberarsi di quello scocciatore.
"E tu che diavolo vuoi?"
"Ho detto che devi venire con me! Ho bisogno del tuo aiuto!" disse prendendola per il polso.
"Ehi, ma chi diavolo credi di essere!" gli urlò contro dandogli uno schiaffo sulla mano.
"Ma come ti permetti! Tu non puoi trattarmi così!"
"Ah si? E perché?" I suoi occhi brillavano dalla rabbia: ma chi diavolo era quel ragazzo e cosa diavolo voleva da lei?
"Io sono…"
Fu allora che si accorsero che i passanti li stavano fissando curiosi.
"Al diavolo!" fece allora lui e, prendendole la mano, la trascinò lontano da lì.
"Ehi tu!! Mi vuoi lasciare? Ma chi diavolo sei? Ehi, mi ascolti?" gli urlò dietro, ma lui non l’ascoltò. Fu allora che per la prima volta ebbe paura di quel ragazzo così strano, soprattutto perché si accorse che si stavano dirigendo verso la periferia della città.
Dopo dieci minuti di corsa finalmente si fermarono: "Ecco, qui credo che nessuno ci disturberà".
"Insomma… si può sapere che cavolo vuoi da me?" urlò allora Milena prendendolo per il colletto della maglia e scuotendolo con quella poca forza che le restava dopo quell’assurda corsa.
"Calmati" fece lui con tutta calma e Milena potè così costatare che sul suo volto non vi erano gocce di sudore. "Forse non sono stato molto gentile, ma è una cosa veramente importante per me" disse, e i suoi occhi assunsero un’espressione talmente malinconica, che Milena non potè fare a meno di credergli.
"Ma… cosa vuoi da me?" chiese lei calmandosi e lasciandogli la maglia.
"Io mi chiamo Inuyasha…."
"Demone-cane?" chiese Milena esterrefatta.
Fin dalle medie era stata un’appassionata di manga e cartoni animati e con il tempo aveva iniziato a documentarsi sulla cultura del Paese del Sol Levante e aveva persino iniziato a studiare la lingua, complice la sua innata propensione per le lingue straniere. "Ma chi ha scelto un nome così strano?"
"Beh non è molto strano… mio padre era un demone…..".
Milena sgranò gli occhi e iniziò a ridere "Si, si, e io sono Rumiko Takahashi!" esclamò "Ma fammi il piacere!".
Pur amando molto la cultura giapponese, dove le credenze popolari su demoni e mostri erano considerate più che una fantasia, lei era sempre stata convinta che si trattasse solo di superstizioni.
"Guarda che ho detto la verità! Io provengo dalla Sengoku jidai…"
"Vorresti farmi credere che provieni dal passato e per di più che sei un demone? E aspetti che io ci creda? Mi hai preso per una stupida?" chiese Milena perdendo la pazienza "Senti, credevo che dovessi chiedermi una cosa seria e io ho deciso di seguirti, ma non sono certo qui per sentire stupidaggini!".
"Ascoltami bene!" esclamò allora lui alzando il tono della voce e guardandola dritto negli occhi: "Guarda che non ti sto raccontando frottole, ma è tutto vero! Io non conosco nessuna Rumiko Takahashi, o come diavolo si chiama, ma sono venuto qui per chiederti di darmi il frammento della shikon no tama e permettimi così di tornare nel mio mondo!"
"La cosa? E cosa sarebbe?"
"Questa" esclamò prontamente e dalla maglia uscì una collana con appeso un ciondolo rosa pallido, che all’epoca avrebbe dovuto essere una sferetta, ma a cui mancava ancora un frammento. Milena la fissò e inconsciamente avvicinò una mano per prenderla. La sfera brillò e lei si trovò avvolta da una luce calda e dolce.
Guardò il ragazzo di fronte a lei e sgranò gli occhi: i suoi capelli avevano assunto una tonalità argentea, mentre i suoi occhi si erano schiariti, fino a diventare di un giallo ambrato; sulla testa, troneggiavano due orecchie canine, che Milena trovò subito molto kawaii, a dispetto della situazione e dell’improvviso cambiamento. "Inuyasha…" bisbigliò.
Improvvisamente seppe. La sfera le aveva regalato i suoi ricordi, la sua storia… vide gente con kimono e katana appesa al cinto, demoni di tutte le dimensione, conobbe Kagome, Kikyo, Shippo e tutti gli altri.
"Ma come è possibile?" chiese fissando il mezzo demone incredula.
"La sfera ha voluto che tu mi credessi… ed è per questo motivo che tu puoi vedermi per quello che sono veramente. Un mezzo demone"
"Come sarebbe a dire che la sfera ha voluto che ti credessi? Una sfera che ha vita?" chiese ancora incredula per quello che le stava accadendo.
Inuyasha le sorrise per la prima volta e lei notò che era davvero un ragazzo molto carino "Non chiedermelo, è così e basta. E poi tu sai. Non hai bisogno di farmi queste domande." Rispose e Milena costatò che aveva ragione. Le sembrava di conoscere quel ragazzo da sempre, di provare la sua stessa malinconia per la morte di Kikyo e per il suo ritorno, così diversa ormai dalla ragazza che aveva amato cinquant’anni prima…. Le sembrava di sentire il dolore di Sango per la morte della sua gente, l’amore di Kagome per quel ragazzo così strano…. Eppure qualcosa mancava, un ricordo importante…
"Ma Inuyasha… come… come hai fatto ad arrivare qui?"
Erano mesi che aspettava quel momento. Sapeva che da quella battaglia dipendeva non solo il suo futuro, ma quello di tutti gli esseri umani.
L’ultimo frammento era nelle sue mani, nelle mani di quel mostro che aveva portato lui e Kikyo ad odiarsi per cinquanta lunghi anni, che aveva rovinato le vite di tutti loro.
Naraku sogghignava divertito, mentre giocherellava con l’unico frammento ancora in suo possesso; Inuyasha, Kagome, Sango e Miroku erano schierati dalla parte opposta, pronti a tutto pur di vincere.
La battaglia ebbe inizio: Inuyasha si fiondò contro il demone, brandendo Tessaiga, ma il colpo andò a vuoto.
"Dove guardi, sono qui!" lo beffeggiò il demone spostandosi dalla parte opposta.
"Maledetto!" esclamò l’hanyou e mirando alla testa di Naraku partì all’attacco, ma ancora una volta il mostro evitò il fendente.
I due continuarono così per un po’, mentre gli altri, che pur volevano aiutare il mezzo demone, si videro costretti a lottare contro altri demoni, dono di Naraku, non molto forti, ma abbastanza numerosi da far perdere loro del tempo.
Inuyasha balzò da un lato e questa volta riuscì a ferire il suo avversario.
"Maledetto!" sogghignò Naraku e lanciò il frammento che ancora teneva in mano, verso una semplice lepre che passava, ignara di quello che stava accadendo sulla sua testa. E di colpo il mite animale si trasformò in un demone di dimensioni colossali.
"Ora veditela con questo, stupido mezzo uomo! E vediamo se oserai ferirmi una seconda volta!" rise e svanì tra la boscaglia.
L’hanyou non si perse d’animo e si scagliò verso il demone-lepre, ma l’animale, ancora più veloce per la trasformazione subita, evitò con un balzo l’attacco della katana e rispose con una zampata, talmente veloce che il mezzo demone fu scaraventato lontano.
"Inuyasha!" urlò allora Kagome cercando di raggiungere il ragazzo, ma un ulteriore colpo di zampa del mostro la scaraventò su Miroku e Sango.
"Kagome!" esclamò il mezzo demone cercando di raggiungerli, ma un colpo veloce del demone lo scaraventò dalla parte opposta.
Il mezzo demone non si diede per vinto e continuò a combattere, ma il demone non si fece sopraffare e in poco tempo Inuyasha si ritrovò per terra stremato.
"Ma… maledizione!" stava per rialzarsi impugnando Tessaiga quando si accorse di quello che stava accadendo.
"Inuyasha!" l’urlo di Kagome gli fece comprendere la verità. Si guardò le mani e notò di avere normali unghie al posto degli artigli; sempre più pallido si toccò i capelli: erano neri, neri come la pece!
"Maledizione!" alzò gli occhi al cielo e si accorse che era ormai il tramonto; quella battaglia era durata più di quanto avesse immaginato.
"AHHHHHHH!" il demone si era lanciato nuovamente all’attacco.
"Sono perduto!" esclamò il demone ormai stremato; istintivamente aveva chiuso gli occhi, quand’ecco che sentì un vento fortissimo sollevarlo da terra.
"Ma cosa…?"
"NO!! MIROKU FERMATI!!" urlò Kagome quando vide il bonzo togliere il rosario dalla mano.
"NON ABBIAMO ALTRA SCELTA! PERDONAMI, INUYASHA!!!" esclamò indirizzando contro Inuyasha e il demone il suo kazana, dono e maledizione ricevuta dallo stesso Naraku.
Kagome si avventò su di lui per fermarlo: "Miroku, ti prego… Ferma tutto questo!" implorò lei, ma il ragazzo scosse la testa.
"Non posso! E’ l’unico modo per sbarazzarci di quel demone!"
“Ma perché?” Kagome aveva le lacrime agli occhi.
“Non capisci? Ci sono troppi demoni qui, e prima che riesca a raggiungerlo, sarei fatto a pezzi da tutti questi demoni!”
Il vento si fece sempre più forte, mentre Sango e Kagome non poterono fare altro che osservare la scena ammutolite.
"INUYASHAAAAAAAAAAAAAAA!" urlò Kagome, comprendendo che non c’era più nulla da fare.
La voce della ragazza fu l’ultima cosa che il mezzo demone riuscì a sentire, prima di perdere completamente i sensi e lasciarsi inghiottire dal nulla.
"E poi?" chiese Milena senza fiato.
"Non lo so. Mi sono svegliato in aperta campagna, ma del mostro e del frammento non c’era alcuna traccia, però… strano, ma vero, mi sono ritrovato a stringere tra le mani la shikon no tama."
"Ma... non l’aveva Kagome?"
"Si, ed è questo la cosa che più mi ha stupito, neanche il ritrovarmi in questo mondo così simile a quello di Kagome… non lo so… All’inizio mi sentivo un po’ fuori luogo e avevo paura che i miei abiti o il colore dei miei capelli attirassero l’attenzione. Ma poi ho notato che nessuno mi degnava di uno sguardo; all’inizio mi è sembrato strano, finché non ho capito che loro mi vedevano come uno di loro… un essere umano… forse grazie al potere della shikon no tama… non lo so... quella sfera è sempre stata un mistero per me! L’unica cosa che so è che devo ritrovare il frammento mancante e solo allora potrò esprimere il desiderio di ritornare a casa."
"Ma come fai ad essere certo che ce l’abbia io?" chiese.
Erano seduti al tavolino di un bar e chi li avesse visti, avrebbe potuto benissimo scambiarli per una delle tante coppiette che affollavano i locali a quell’ora.
"Perché ti ho osservata per un po’ di tempo... Ti ho incontrata qualche giorno fa, per caso, e mi sono accorto subito che ha sfera aveva iniziato a brillare, come attratta da qualcosa; così ho iniziato a seguirti e, ogni volta che eri nei paraggi, la sfera brillava…”
"COSA!!! " Milena balzò in piedi "E’ da tempo che mi segui? E si può sapere perché sei saltato fuori dicendo che non c’era tempo da perdere e mi hai trascinato per mezza città!"
"Perché non ne ero certo… avevo paura di sbagliare e soprattutto di non essere creduto, come d’altro canto è successo… e pensare che se avessi saputo che la sfera mi avrebbe dato una mano, l’avrei fatto prima! Senza contare che non riuscivo a beccarti da sola, ma eri sempre in compagnia di qualche tuo amico! E poi…"
"E poi?"
Inuyasha prese la sfera tra le mani "L’ho notato l’altro giorno… la sfera sta perdendo lentamente il suo colore… probabilmente questo è dovuto al fatto che non si trova nel suo mondo… certo è che tra breve la sfera perderà tutti i suoi poteri e io resterò bloccato qui per sempre!"
Milena lo guardava in silenzio: possibile che tutto quello che le stava capitando fosse reale? Che era seduta in un bar con un demone venuto dal passato? E che senza esserci mai stata lei grazie a quella sferetta sapeva che Inuyasha non le aveva mentito, ma le aveva raccontato la verità? Ma come era possibile tutto questo? L’unico modo per trovare una risposta alle sue domande era aiutare quel ragazzo nella ricerca del frammento mancante.
II
INIZIA L’AVVENTURA!
Sistemare Inuyasha non fu un problema per Milena: i suoi genitori, essendo persone d’affari stavano fuori città praticamente tutto l’anno e lei non li vedeva anche per intere settimane e quindi era costretta a vivere da sola, cosa che le piaceva talmente tanto che non le servivano neanche dei domestici, ma si occupava della casa da sola.
“Caspita che bella casa!! Neanche quella di Kagome è così bella!!”.
“Beh… qui siamo in Italia e le case sono molto diverse da quelle giapponesi!” rispose aprendo la porta della sua stanza “E questa è la mia…”
“Spostati!” urlò il mezzo demone scaraventandola da un lato e sguainando Tessaiga entrò nella stanza.
Milena si affacciò per vedere cosa fosse accaduto e a stento riuscì a soffocare un urlo. Un mostro, di quelli che lei aveva visto solo nei cartoni animati, era sulla sua scrivania, un pezzo di cristallo rosa nella zampa.
“Il frammento!” esclamò. Ma allora lo aveva veramente lei? Possibile che non se ne fosse mai accorta?
“Resta indietro!” le intimò il mezzo demone balzando sul mostro, ma questo non sembrò neanche accorgersi dell’hanyou, anzi, si voltò verso la finestra da cui era entrato e scappò via portando con sé il frammento della sfera.
“Maledetto!” fece Inuyasha, ma Milena era più preoccupata per la sua stanza che per la scomparsa del frammento.
“Guarda che disastro! Ci vorranno delle ore per rimettere tutto a posto e io che devo anche studiare per domani! Lo sapevo che questa giornata sarebbe finita peggio di come era iniziata!”
“Piantala di lamentarti!” le urlò Inuyasha “Non me ne frega niente della tua stanza! Per me quel mostro poteva anche distruggerla! So solo che quell’essere si è portato vi il frammento! E tu invece ti lamenti per una cosa così semplice!”
“Abbassa la cresta!” urlò allora Milena per tutta risposta “Chi lo avrebbe spiegato ai miei se qua dentro fosse successo qualcosa? Loro non credono ai mostri o a cose del genere, e francamente neanche io fino a poco fa, e se per caso raccontassi loro di te sarei rinchiusa in un manicomio, e se anche qualcuno mi credesse TU e quella maledetta sfera finireste in laboratorio per essere analizzati e allora puoi anche scordartelo di ritenere a casa tua! E poi un demone del genere in città non passerà sicuramente inosservato! Senza contare che sarà lui a cercare te, perché tu hai in mano il pezzo più grosso della shikon! Quindi adesso calmati e aiutami a riordinare tutto sto macello!!!”
“Si….. come vuoi….” blaterò. Quella ragazza somigliava in un modo impressionante a Kagome, così energica e decisa… l’unica oltre a lei ad averlo zittito e senza neanche usare un comando come OSUWARI! Sospirò e tuttavia decise di mettersi al lavoro.
Milena guardò il mezzo demone che ripuliva la stanza con lei e si sentì in colpa per averlo trattato in quel modo. In fondo Inuyasha non aveva tutti i torti, senza contare che c’era qualcosa che non andava: perché il demone era scappato via con il frammento più piccolo, quando il pezzo più grande della sfera era così vicino? Aveva forse ricevuto un ordine preciso a cui si era scrupolosamente attenuto? E come mai Inuyasha che era un demone anche lui, non aveva sentito che quel mostro era nelle vicinanze? E poi da dove era saltato fuori quel mostro? Davvero nel suo mondo esistevano quegli esseri? Ed erano della sua epoca o forse li aveva portai il mezzo demone attraverso quel varco spazio temporale aperto da Miroku? Ma allora questo significava che tutte le leggende a cui lei non aveva mai prestato attenzione durante le sue letture sul Giappone, e che invece erano la colonna portante della civiltà giapponese erano tutte vere?
“Ehi… ma questo non è quello che ti sta sempre appiccicata!” la voce di Inuyasha la fece tornare al presente.
Si girò nella sua direzione e vide che in mano stringeva un portafotografie. Istintivamente glielo strappò dalle mani arrossendo violentemente. “Questi non sono affari tuoi!” urlò.
“Troppo rossa per essere un semplice amico… è il tuo fidanzato?” chiese Inuyasha con quel tono sarcastico che Kagome odiava tanto, ma che poi aveva amato più della sua stessa vita.
“Questi non sono affari tuoi!!” urlò lei.
No, Alessio non era il suo ragazzo, ma avrebbe tanto voluto che lo fosse. Alessio era uno dei suoi più cari amici, più grande di lei di un anno. Era un ragazzo molto carino, alto, occhi e cappelli scuri, intelligente e un ottimo attore, uno dei migliori del corso teatrale a cui partecipava anche lei. Era talmente ammirato a scuola, che uno stuolo di ragazze era sempre presente ai loro spettacoli e non faceva altro che urlare nella sua direzione (Avete presente i classici bei ragazzi dei licei giapponesi che si innamorano poi delle protagoniste? Beh, insomma quel genere!). Era forse quello uno dei principali motivi per cui, secondo Milena, lui era irraggiungibile. Che cosa avrebbe potuto trovare di bello in lei quando c’erano ragazze molto più carine di lei che lo corteggiavano? E poi non facevano altro che litigare e lui la criticava sempre dicendo “Ma chi ti ha detto di iscriverti a questo corso? Non sai recitare per niente!!” e lei ci rimaneva sempre male, anche se, a detta di molti, lei era abbastanza brava.
Quella foto che ora stringeva al suo petto come qualcosa di inestimabile, era stata scattata durante un campeggio che lo stesso Alessio aveva organizzato con i ragazzi del corso. Erano stati giorni splendidi in cui si erano ritrovati a chiacchierare davanti al fuoco diverse volte, suscitando commenti sarcastici. E poi, alla fine, ironia della sorte, quando Luana aveva deciso di immortalare quei giorni, si erano ritrovati fianco a fianco, stretti come sardine per permettere a tutti di entrare nell’obiettivo. Quella era stata l’unica volta in cui si erano ritrovati così vicini, tanto da toccassi.
“Lui è solo un mio amico! E ora smettila di dire sciocchezze!” esclamò Milena, decisa ad allontanare Alessio dai suoi pensieri.
Ci volle un’oretta per aggiustare i danni causati da mostro, o forse sarebbe potuto servire anche meno tempo se Inuyasha non avesse continuamente chiesto a cosa servissero tutti gli oggetti che toccava. In fondo a Milena faceva quasi pena: solo, sperduto in un mondo così diverso dal suo, senza i suoi amici… e poi in fondo lui era Inuyasha, il mezzo demone conosciuto da tutti per la sua irruenza e cocciutaggine e che se non fosse stato per Kikyo…
Si voltò ad osservarlo: i capelli argentei gli scendevano lunghi sulle spalle e gli occhi color ambra sembravano persi in un mondo lontano che lei non poteva raggiungere in alcun modo.
“Ti mancano molto vero?”
Lui si voltò a guardarla e stranamente sorrise “Si. Il mio mondo mi manca, con le sue regole semplici e senza quelle strane diavolerie che avete qui, come quelle scatole mobili che chiamate automobili!”
“E gli altri? Ti mancano?”
“Tse! Io sono Inuyasha e non ho bisogno di nessuno, io!” esclamò con aria di superiorità.
“Davvero? E allora perché hai chiesto il mio aiuto se non hai bisogno degli altri?”
“AVEVO bisogno del tuo aiuto! Ora che il frammento non ce l’hai più tu, non mi serve più!!!” disse alzandosi in piedi, deciso ad andarsene.
“DOVE CREDI DI ANDARE TU!!!!” Lo spostamento d’aria misto a sorpresa lo fece cadere per terra.
“Insomma… ma ti sembra la maniera di fare?”
“Tu OSI andartene! Sei piombato nella MIA epoca, ci hai portato un mostro che per poco non mi distruggeva la MIA casa e tu OSI andartene! Questo è il MIO mondo, il MIO tempo e io VOGLIO proteggerli! CHIARO?”
“Ascoltami bene!” fece allora lui balzando in piedi e guardandola dritto negli occhi “TU mi saresti solo d’intralcio perché sei solo un’UMANA! Almeno Kagome era capace di veder i frammenti, ma tu non sai fare neanche questo!”
“Bell’affetto che provi per Kagome, considerarla una semplice cerca sfera! In ogni caso tu HAI BISOGNO di me! Come pensi di muoverti in questa immensa città se non sai nemmeno cos’è una semplice automobile? IO TI AIUTERO’!!! E’ CHIARO?!” urlò con tutta la forza che aveva in corpo e lui, nonostante non volesse, si trovò ad annuire senza sapere il perché.
“Molto bene!” esclamò Milena raggiante “L'avventura ha inizio!!!”
III
COMPLICAZIONI
“Non hai proprio idea di dove possa essere quel mostro?” chiese Milena, mentre, seduti in cucina, mangiavano qualcosa “In fondo sei un demone anche tu… dovresti sentire i tuoi simili… o no?”
“Già…” fece Inuyasha perplesso “Infatti non sono riuscito a percepire nulla neanche prima, quando quel mostro era nella tua camera. Forse è una conseguenza del trovarmi in un mondo diverso da mio.”
“Forse. Eppure…”
In quel momento il citofono suonò e Milena corse ad aprire.
“Chi è?” chiese.
“Sono Luana.”
Milena rimase pietrificata. Luana? E ora? Cosa avrebbe dovuto fare? Come spiegare la presenza di Inuyasha? Avrebbe dovuto mentire con la sua migliore amica?
“Ehi, Milena ci sei?”
“Si… sto scendendo!” fece prima che lei potesse chiederle di salire.
“Inuyasha non ti muovere di qui, hai capito?” gli urlò prima di fiondarsi giù per le scale.
Milena aprì il portone trafelata. Davanti a lei vi era Luana, la sua migliore amica che la guardava preoccupata.
“Milena! Che hai? Ti è successo qualcosa?”
“Nulla, solo che… che per poco non facevo bruciare la cena.”
“La cena? E da quando in qua tu ceni?! Non sei a dieta?”
“Beh… era ora di smetterla, no? E poi non sono tanto grassa da averne bisogno!” fece imbarazzata. Inutile, lei le bugie non sapeva proprio dirle.
“Allora, posso salire?”
“Come?”
“Ma come, non mi dire che ti sei dimenticata che dovevo venire a studiare da te! Sei stata tu stessa a chiedermi di aiutarti con il latino visto il risultato dell’ultimo compito!”
“Accidenti! Con tutto il casino che è successo oggi, me n’ero proprio scordata!”
“Perché, che è successo? Comunque non ti preoccupare, Alessio sta posteggiando la sua auto e fra poco…”
“Alessio? E lui cosa c’entra?” chiese.
“Ehi, Milena, ma ti senti bene? Alessio era con me quando me lo hai chiesto e lui si è offerto di aiutarti!”
“E’ vero… me ne ero completamente scordata! Oggi sono un po’ distratta!”
“Tu sei SEMPRE distratta!” fece una voce dietro di loro.
Milena si voltò e incontrò lo sguardo sorridente di Alessio “lo sapevo, ti eri dimenticata del nostro arrivo, vero? Sei sempre la solita!”
“Piantala!” gli urlò contro. Ma perché non sapeva essere gentile una volta tanto?
“Allora ci fai salire o no?” chiese Luana.
“Ecco, vedete….”
“C’è qualche problema?” chiese una voce dietro di lei.
Milena si voltò e per poco non gettò un urlo. Ma perché era sceso? E se gli avessero chiesto chi fosse, lui…?
Inuyasha vide la sua reazione e prevedendo una sfuriata per non aver ascoltato le sue parole si affrettò a dire: ”Non risalivi e sono venuto a vedere cosa ti era successo. Sai temevo che fosse il….”
“Va tutto bene, grazie!” lo interruppe prima che dicesse qualcosa di sbagliato.
“Adesso capisco… Ecco perché eri così strana e non volevi farci salire, eh?” la stuzzicò Luana.
“No… non è vero….” Blaterò lei arrossendo “Comunque lui è… Inuy… cioè Inuo è… ehm… mio cugino. Abita in Giappone, in un paesino sul monte Fuji ed è qui in vacanza.”
“Non sapevo che tu avessi dei parenti giapponesi…” fece la ragazza sospettosa.
“Infatti non è proprio un cugino… i suoi genitori sono grandi amici dei miei e io li considero degli zii….”
“Ah” fu il suo commento, mentre Alessio non disse una parola.
“Sarà ospite a casa mia per qualche giorno.” Aggiunse notando il silenzio che si era creato.
A quella notizia Luana sgranò gli occhi “Vi... vivrete da soli?!”
“Certo, perchè chi dovrebbe esserci con noi?” chiese Milena e guardò Alessio come se si aspettasse un suo commento sarcastico. Invece il ragazzo si limitò a fissarla senza dire nulla. (NdN Qui gatta ci cova! ^_^)
“Allora, volete salire o restate qui? Fa un freddo bestiale!” chiese allora Inuyasha, notando la tensione creatasi fra i due.
“No, saliamo.” rispose Milena con un sorriso, precedendo gli altri. Non si sarebbe mai aspettata una reazione simile da parte di Inuyasha: non l’aveva mai interrotta e aveva accettato la sua storia senza battere ciglio. Quando poi aveva notato la tensione che era venuta a crearsi fra lei e Alessio era prontamente intervenuto.
“Grazie” disse accostandosi all’orecchio del mezzo demone per non farsi sentire dagli altri.
“E di che?” rispose con un sorriso e Milena potè costatare che era molto più carino quando non assumeva quell’aria di superiorità e menefreghismo che aveva sempre.
“Sono carini insieme, non trovi?” chiese Luana avvicinandosi a Alessio.
“Sarà…” fece lui non troppo convinto.
“Non è che sei un po’ geloso? Dopotutto vivranno insieme da soli….”
“Io non sono geloso di nessuno! E poi Milena è grande abbastanza per caversela da sola!”
“Se lo dici tu… comunque devo ammettere che è un ragazzo molto carino…”
“Contenta tu!”
Luana lo guardò torvo “Guarda che se quei due finiscono insieme sarà tutta colpa tua!”
Lui la guardò “E io cosa c’entro?”
“Se tu le avessi detto tutto prima adesso non rischieresti di perderla!”
“Piantala di dire cavolate, Luana!” esclamò lui e accelerò il passo.
“Eccoci arriv….” Fece per dire Milena, ma Inuyasha le tappò la bocca con una mano. La ragazza seguì lo sguardo del mezzo demone e sgranò gli occhi.
“Ci rivediamo… Inuyasha….” La voce del mostro sembrava provenire dall’oltretomba tanto era bassa e profonda.
L’hanyou si parò davanti alla ragazza in modo da trovarsi sullo stipite della porta. “Chi sei? Che vuoi?” chiese, anche se quella voce gli era familiare. Ma di chi poteva essere?
“Lo sai chi sono… e sai anche cosa voglio” disse indicando il petto del mezzo demone.
“Scordatelo! La shikon no tama non sarà mai tua!” urlò e brandendo Tessaiga si scagliò contro il mostro, ma questi con un balzo evitò il ragazzo e la katana, finendo sul tavolino del salone.
“Ehi, dove vai? Son qui!” chiese il mostro ridendo.
“Maledetto!” il mezzo demone si scagliò ancora contro il mostro, ma anche questa volta questi evitò il colpo.
“Sei lento Inuyasha... eri molto più veloce prima... mi hai persino ferito…!”
“Ferito? Ma allora sei……?”
Un nuovo colpo lo investì in pieno, mandandolo contro il muro. Ma il ragazzo non aveva intenzione di arrendersi: con un colpo di reni fu di nuovo in piedi, impugnò Tessaiga e partì all’attacco. La spada questa volta colpì il demone, ma il colpo non sortì alcun effetto, come se si fosse trattata di una spada giocattolo.
“Ma come…?”
Milena guardò Inuyasha e il demone di fronte a lui. Perché Tessaiga non si era illuminata? Possibile che avesse perso i suoi poteri? E se questo era vero, voleva dire che…
“INUYASHA!” urlò con tutta la voce che aveva in corpo “STAI DIVENTANDO UMANO!”
Luana raggiunse Alessio “Perché te la sei presa tanto?” chiese.
Il ragazzo si fermò e la fissò freddo “Per me Milena può fare quello che vuole, hai capito?”
“Davvero?” chiese in tono sarcastico, per nulla intimorita dal suo sguardo. “Senti, io non sono scema. Mi sono accorta da tempo di quello che provi per Milena, ma ho sempre fatto finta di nulla, in fondo lei non parlava mai di te e quindi… Ma da un po’ di tempo mi sono accorta che il tono sarcastico che usi con lei si è fatto ancora più tagliente. Spesso la vedo con gli occhi lucidi, quindi significa che le tue parole la feriscono. Credevo che ti comportassi così con lei perché eri invidioso della sua bravura, in fondo sai che molti la considerando anche più brava di te? Ma poi ho capito che era un altro il motivo, me ne sono accorta quando vi ho visti insieme al campo l’anno scorso ricordi? Avevi uno sguardo così… Sai bene che chi recita è più sensibile degli altri a certi gesti… (NdN potete anche non essere d’accordo, ma secondo me è così! Esperienza personale! ^_-) E così ho capito che lei ti piace. E’ per questo che ho proposto di scattare quella foto…”
Lui abbassò il capo, colpito: centro.
“Le… le hai detto nulla?”
“Cosa? No, anche perché non avrei voluto prendere lucciole per lanterne e poi non sono affari miei. Per quanto possa volerle bene questa situazione dovete risolverla fra voi.”
“Continua a non dirle niente, ti prego. Ho bisogno di tempo per…”
Un urlo, che sembrava provenire dal piano superiore attirò la loro attenzione.
I due ragazzi guardarono verso l’alto, pallidi in volto.
“Cosa… cosa è stato?”
“Veniva da su. Presto, andiamo a vedere!”
IV
STRANE SENSAZIONI
“Cosa?” chiese guardando verso di lei. Poi si guardò attentamente le mani e prese una ciocca di capelli. Erano… neri!
“Non è possibile!” bisbigliò, ma non ebbe tempo di indagare oltre perché il demone era già partito al contrattacco.
“E’… la fine….” Si trovò suo malgrado a pensare.
“Ehi, cosa sta succedendo?” chiese una voce. Tutti si girarono: sulla soglia c’erano una Luana e un Alessio trafelati.
“Maledizione!” fece il demone e sparì senza lasciare tracce del suo passaggio.
“Inuo! Stai bene?” chiese Milena correndo verso il mezzo demone che se ne stava ancora per terra, non capendo più nulla.
“Si… ma dove… dov’è finito Naraku?”
“Naraku?! Vuoi dire che quel mostro era…?”
“Ma… cosa è successo a questa stanza?” chiese una voce. I due ragazzi si girarono e incrociarono gli sguardi stupiti di Luana e Alessio.
“Ecco….” Milena non sapeva cosa dire. COSA avevano visto quei due? E soprattutto come spiegare il pandemonio che Inuyasha e Naraku avevano causato combattendo?
“Vi sentite bene?” chiese Luana avvicinandosi ai due ragazzi.
“Si, stavamo solo… allenando…. Inuo deve partecipare a una gara quando torna in Giappone e io lo stavo aiutando….”
“Una gara? E con cosa?”
“Con la spada!” esclamò Milena indicando Tessaiga
Alessio si avvicinò e prese la katana in mano.
“Caspita, credevo fosse un giocattolo e invece sembra molto antica.”
“Ehi! Certo che è vera! Tutti nel mio paese ce l’hanno!”
“E di chi sarebbe?”
“E’ di mio padre… me l’ha data in punto di morte. Mi disse che avrei dovuto usarla per difendere i più deboli!”
“Un novello samurai eh?”
“Ma come ti permetti! Mio padre era uno dei migliori youkai esistenti al mondo!”
“Uno che?”
“Youkai” si intromise Milena “E’ il cognome di suo padre.”
“Che strano cognome…”
“Ma tu chi ti credi di essere?” chiese Inuyasha infastidito.
Milena sospirò: inutile, quei due non sarebbero mai andati d’accordo.
Milena curò le ferite del mezzo demone e poi si chiuse in camera sua con i suoi amici a studiare, mentre lui fu costretto a improvvisarsi per la seconda volta uomo delle pulizie e a riordinare tutto il soggiorno così ‘avrebbe imparato ad allenarsi senza distruggere nulla’.
“Maledetta! Quella strega è anche peggio di Kagome!” SI fermò un attimo al pensiero della giovane. Nonostante non volesse ammetterlo neanche a se stesso, quella ragazza gli mancava da morire. Dov'era la sua Kagome? E Miroku, Shippo Sango e tutti gli altri? Si sentiva così solo in quel mondo così simile a quello di Kagome eppure così diverso…avrebbe tanto voluto tornare nel suo mondo… “Kagome, dove sei?” si trovò suo malgrado a chiedersi.
“Inuyasha….”
Aveva sentito la sua voce…
era vicina, vicinissima a lui, lo sentiva….
eppure non sapeva dire con certezza dove fosse…
tutto era così buio…
“Inuyasha…”
“Finalmente se ne sono andati!” sospirò Milena appoggiandosi alla porta.
“Certo che una storia un po’ più intelligente potevi inventartela! Che stupidaggine, dovrei gareggiare con qualcuno! Io combatto sul serio e non per gioco!” esclamò Inuyasha.
“PIANTALA DI FARE IL SUPERIORE!” Gli urlò Milena “Che altro potevo inventarmi? Piuttosto, tu come ti senti?”
“Bene.” rispose sedendosi sul divano dopo aver accuratamente controllato di aver sistemato ogni cosa al suo posto “Per essere un semplice umano….”
“Ma come è possibile?” chiese lei sedendogli accanto “voglio dire come hai fatto a tornare umano? Oggi non c’è la luna nuova….”
“Non lo so… forse sto perdendo energie come la sfera, forse… sto morendo come lei.” le rispose prendendo la shikon no tama fra le mani.
“SMETTILA DI DIRE SCIOCCHEZZE!” lo rimproverò Milena “Vedrai che ritroveremo quel dannatissimo frammento, così potrai tornare a casa da Kagome e da tutti gli altri!”
“Inuyasha….”
Inuyasha si voltò di scatto.
“Cosa c’è?” chiese Milena preoccupata.
“Nulla” rispose. Eppure… non era di Kagome la voce che aveva sentito? Ma com’era possibile? Possibile che anche lei si trovasse in quello strano mondo? Del resto durante quell’uragano poteva essere accaduto di tutto, anche che Kagome fosse stata risucchiata anche lei dal vortice….
“Kagome…”
“Ti manca molto vero?” chiese Milena notando lo sguardo triste del ragazzo.
“Ma certo che no!” fece lui scattando in piedi, rosso in volto “Anzi, per un po’ posso stare tranquillo senza rischiare di essere scaraventato per terra da quella lì!”
“Ma io non stavo parlando di Kagome!” obbiettò lei con voce maliziosa “Mi stavo riferendo al tuo mondo… alla Sengoku jidai.”
“Eh… si.. cioè… no…cioè, l’avevo capito…. E in ogni caso io sono uno che riesce ad adeguarsi a tutto e che non ha bisogno di nulla! Certo prima ne sentivo la mancanza, ma ora mi sto abituando a questo mondo! Se non fosse per i miei poteri quasi quasi mi piacerebbe restare qui!”
“Se continuerai di questo passo, ti troverai da solo!”
“Che?” fece lui sgranando gli occhi.
“E’ così difficile ammettere di aver bisogno degli altri? Guarda che non c’è nulla di cui vergognarsi, anzi…”
“IO NON HO BISOGNO DI NESSUNO! Ho sempre vissuto lontano da tutti perché sono un hanyou e sicuramente non cambierò proprio ora!”
“Pensala come ti pare!” tagliò corto lei, dubbiosa che quel ragazzo potesse migliorare “Però vuoi tornare a casa, giusto? Almeno per non dover vivere per sempre come un uomo o peggio per non rischiare di fare una brutta fine….”
“E beh?”
“Beh, allora alzati che dobbiamo andare in un posto!”
“Dove?”
“Vedrai!”
“NON VORRAI FARMI METTERE ADDOSSO UNA COSA DEL GENERE?! PUOI SCORDARTELO!” urlò il mezzo demone,
“E invece te lo metterai! Non vorrai andartene in giro sempre con quel coso addosso, vero?!”
“Ma io ci sto comodo!”
“E IO HO DETTO DI NO!!!” tuonò lei “Per quanto puoi sembrare normale agli occhi degli altri, devi almeno cambiarti una volta ogni tanto! Quindi entra E NON DISCUTERE!” decise e lo spinse nel negozio.
Inuyasha si guardò intorno perplesso: Kagome qualche volta gli aveva parlato dei
negozi, luoghi dove si vendevano i
vestiti, quegli strani kimono che indossava anche lei e ora quella lì voleva farli mettere anche a lui? Ma era impazzita?
“Ecco, prova questi.” disse indicandogli un paio di jeans chiari e un maglione.
“E questi dovrei metterli io?!” Chiese indicandoli come se fossero un mostro o qualcosa del genere.
“Perché, non hai mai visto un jeans e una maglione?” chiese una voce dietro di loro. Entrambi si voltarono e il volto di Inuyasha assunse un’espressione di autentico disgusto “Ah, Alessio….” fece.
“Siete venuti a fare shopping, vedo.” chiese questa volta rivolgendosi a Milena.
“E a te che te frega?” rispose per lei l’hanyou e, prendendo gli abiti dalle mani di Milena, entrò nel camerino.
Alessio e Milena rimasero soli, mentre aspettavano che il ragazzo si cambiasse. Alessio osservò attentamente la ragazza accanto lui: era davvero carina, i capelli lungi sulle spalle e gli occhi nocciola. Mai un filo di trucco, a differenza delle sue coetanee, ma in fondo era questo che più ammirava in lei. la semplicità.
Improvvisamente lei si voltò e i loro sguardi si incrociarono. “Che c’è?” chiese lei.
“Nulla!” rispose in fretta.
“Ti vedo strano…”
“Io? E tu allora? Da quando in qua menti ai tuoi amici?”
“Io non mento ai miei amici!”
“Ma davvero? Forse Luana può averti creduto, ma io certamente no! Secondo me quel ragazzo nasconde qualcosa e tu vuoi proteggerlo!
“Stai dicendo un mucchio di sciocchezze! Io ti ho raccontato la verità!” esclamò lei decisa.
“Davvero? E allora…”
Non ebbe il tempo di finire la frase che un urlo agghiacciante attirò la loro attenzione.
“KAGOME!”
Ambedue si precipitarono nel camerino: Inuyasha era accasciato a terra, ansimante e sudato, a torso nudo.
“Inuo… cosa ti è successo?” chiese Alessio preoccupato.
“Lei è qui… ed è ferita…”